Cos’è la Travel Therapy?

La Travel Therapy nasce da tutte quelle volte che mi sono detta ” Adesso mollo tutto e vado via” si ma dove? Dove andare quando hai il cuore spezzato? O sei in crisi con il tuo lavoro? Mi sono sempre chiesta se esistono luoghi adatti ai momenti che condividiamo insieme ad altre persone belli o brutti che siano… Ebbene si, ho provato che in momenti tristi e pieni di ansia esistono posti dove l’autostima sale alle stelle e si è felici anche più di prima; Ma ci sono anche i momenti felici passati magari con il proprio ragazzo/a o con le proprie amiche/i, ed è proprio qui che non vediamo l’ora di stare un po’ da soli con noi stessi e perché no, farci un bel viaggetto soli soletti solo NOI e il MONDO, quale miglior terapia per capire meglio noi stessi e il mondo che ci circonda. Se vogliamo darle una definizione vera e propria potrebbe essere definita come ” il raggiungimento verso la guarigione dell’io” filosofico eh? ma è proprio questo l’obiettivo che si pone questo tipo di terapia ovvero “guarire” le persone nel modo più libero e più divertente che ci sia ovvero viaggiare. Molti viaggiano per motivi di lavoro o di studio mentre alcuni viaggiano perché gli è stato consigliato dal proprio Travel Therapist per conoscere al meglio sé stessi e guarire da una delle malattie più brutte che ci siano: La solitudine. La Travel Therapy ha aiutato molti giovani e adulti a imparare a stare da soli senza aver bisogno di stare obbligatoriamente con qualcuno proprio perché è un tipo di terapia che insegna ad amare prima noi stessi e poi gli altri. Sembra egoistico ma non lo è affatto, tornati da un “viaggio terapeutico” molti si sono sentiti diversi in maniera positiva e hanno ringraziato i propri terapisti del viaggio fino a non farne più a meno. Spero che questo tipo di terapia vi piaccia facendovi scoprire i posti più belli del mondo che hanno aiutato molte persone a capire al meglio loro stessi e spero che lo facciate anche voi.

Buon Viaggio

XXX

Julie

Tesi di laurea in scienze della mediazione linguistica

Salve a tutti, il giorno della laurea si avvicina e non vedo l’ora di raggiungere questo traguardo finalmente! 

Qui potete leggere la tesi: 

L’arabo nella dialettologia italiana, sopravvivenze lessicali arabe nell’Italia meridionale ( ITA)

L’arabo nella dialettologia italiana, sopravvivenze lessicali arabe nell’Italia meridionale (ENG)

L’arabo nella dialettologia italiana, sopravvivenze lessicali arabe nell’Italia meridionale (FRA)

Qui vi sono i video in italiano, inglese  e muto:

video in ITA

video in ENG

Video muto

 

XXX

Julie

 

 

 

 

In vacanza con il migliore amico dell’uomo

L’estate si avvicina e per tutti i possessori di animali domestici si ripresenta puntuale come ogni anno il problema di come organizzare le proprie vacanze tenendo conto anche delle esigenze dei propri amici a quattro zampe.

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Prima di tutto è essenziale per chi possiede un cane (o qualsiasi altro animale) decidere se portarlo con sé oppure affidarlo a qualcuno che se ne possa occupare mentre siamo via. E se non avete parenti o amici disposti a prendersi cura dei vostri piccoli amici, niente paura! In Italia sono sempre più numerose (soprattutto nelle grandi città) le pensioni per animali che offrono ai loro “ospiti” un trattamento davvero coi fiocchi.

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È importante però selezionare con cura la struttura che accoglierà il vostro cane. Visitate la pensione alla quale avete intenzione di affidarlo e accertatevi sulle condizioni in cui verrà ospitato, informandovi in particolare sui box che diventeranno la sua casa temporanea, sulla qualità del cibo con cui sarà nutrito e sulla presenza di un veterinario in loco. Prima della partenza, inoltre, portate il vostro cane a soggiornarvi per brevi periodi, per verificare la sua reazione e per permettergli di abituarsi gradualmente all’ambiente. Se invece opterete per portare il cane con voi, fate bene attenzione scegliere una meta dove gli animali siano i benvenuti, progettando il viaggio in modo da garantire sia a voi sia al vostro animale momenti di relax e scoperta.

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Per tutti coloro che hanno intenzione di recarsi in una località di mare ( come me) è importante accertarsi della presenza di spiagge attrezzate e pet friendly. In particolare assicuratevi che ci siano zone d’ombra dove i cani possano trovare ristoro nei momenti più caldi della giornata.

Una foto del mio cucciolo di pastore tedesco di 4 mesi Randy che si rilassa sotto l’ombrellino fatto apposta per lui presso la spiaggia Bau Beach Village a Fregene.

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Chi invece preferisse la montagna potrà concedersi lunghe passeggiate in compagnia del proprio cane, godendo in particolare del clima mite, degli splendidi paesaggi e del contatto diretto con la natura.

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Non dimenticare infine di portare con voi tutto l’occorrente per nutrire e far giocare il vostro cane, evitando di dover ricomprare croccantini e giocattoli mentre siete in viaggio. Quindi, armi e bagagli e buon viaggio… quattro zampe!

XXX

Julie

Rimini Wellness: sport e divertimento allo stato puro

Ciao ragazzi e ragazze, sportivi e non,

Oggi vi parlo di una delle fiere più belle e divertenti che ogni anno ospita più di 260 mila sportivi provenienti da tutto il mondo, la Rimini Wellness. In questo caso, il viaggio ha come terapia non la ricerca di sé stessi ma l’allenamento del corpo in modo creativo e divertente. Grazie alle testimonianze di alcune mie amiche tra cui alcune che insegnano varie discipline molto divertenti di cui adesso vi parlerò, oggi scoprirete che la nuova terapia è lo sport!

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  • DISCIPLINE E OSPITI FAMOSI

La decima edizione della fiera si è svolta dal 28 fino al 31 maggio ospitando come ogni anno un sacco di ospiti famosi tra cui Jill Cooper e Beto Perez.

  1. SUPERJUMP

jill-cooper-Jill-Cooper-foto-giornaleHo avuto il grandissimo piacere di incontrare Jill Cooper solo 2 volte in tutta la mia vita, questa donna meravigliosa originaria degli Stati Uniti  ha modificato il trampolino per SuperJump, una disciplina divertentissima che spesso faccio in palestra con la mia bravissima istruttrice Barbara. SuperJump si divide poi in: SuperJump Original ( coreografie sul tappeto elastico a ritmo di musica), TotalBody Jump (addominali e uso di attrezzi sportivi sempre accompagnato a ritmo di musica) , SuperJump Thunderbell ( si utilizza un attrezzo simile a un peso ), SuperJump Hot Dance ( coreografie a ritmo di musica diversa da quella utilizzata nella versione original), SuperJump Pilates, SuperJump Junior ( per i  bambini) , SuperJump Intensity e SuperJump Silent ( coreografie sul tappeto elastico con cuffie).

Qui potete vedere la fantastica Jill alla fiera alle prese con SuperJump Original, una forza della natura!

2. DISCIPLINE LATINOAMERICANE

beto-perezOvviamente non poteva mancare Zumba Fitness con colui che l’ha creata, il fantastico  Beto Perez. Mi hanno detto che c’era un solo padiglione dedicato interamente a lui, immaginatevi la folla di gente in preda al delirio ballando Zumba, uno spettacolo!

Qui potete vederlo alla fiera di Rimini 🙂

Oltre a Zumba c’era anche Reggaeton, Salsation e Samba.

3. JAZZERCISE , CROSSFIT e BURLESQUE

Jazzercise è una combinazione di esercizio aerobico e danza fitness, simile alla zumba ma i passi sono diversi ed è concentrato più sulla tonificazione, molto divertente grazie anche alla passione che mi ha trasmesso la mia carissima istruttrice Valentina.

Crossfit non l’ho mai provata ma deve essere interessante da provare anche se è all’inizio può sembrare pesante e adatto più al genere maschile piuttosto che a quello femminile, ovviamente per le donne è un paradiso terrestre… 😛

Ma la cosa che mi ha stupito più di tutto è stato quando mi hanno detto che c’era addirittura il Burlesque! Prossimo anno sarà la prima cosa che proverò!

Ovviamente ci sono tante altre discipline, la fiera è enorme e non bastano 4 giorni per fare tutte le discipline. Un viaggio da fare sicuramente in gruppo magari per coloro che si allenano consiglio di andare con il proprio istruttore o istruttrice poi si sa ci si diverte di più!

Il mio souvenir di Rimini ❤

salta che ti passa

XXX

Julie

Michael James O’Brien: Drag queen and Drag king around the world

For three decades, the American photographer Michael James O’Brien has documented drag queen and drag king around the world, and this work was born on reportage Girlfriend.

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Girlfriend is in the photo festival Look of Liverpool which takes place until 31 May. The theme of the event is exchange, understood as an exchange of opinions and views on topics such as cultural diversity, immigration, storytelling and memory. In addition to O’Brien, one of the artists in the show are Martin Parr and Tony Ray-Jones, Jona Frank, Ignacio Acosta and John Stoddart.

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“In the eighties attending local of New York as the Jackie 60 and the Pyramid. Be drag was a political choice and impact to people. “Fascinated by the costumes and the theatricality O’Brien draws inspiration for this project, managing to capture in his images the powerful affirmation of the individual and of diversity, which goes beyond mere performance.”

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A man who discovered the best way to show the diversity of gender, in addiction he also travelled capturing the beauty of this art form, here there are some photos of Drag queen and Drag king in different countries:

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See you soon, enjoy it!

XXX

JULIE

Bill Passman: l’uomo che si è fatto tatuare una mappa sulla schiena e colora tutti i paesi che visita

Bill Passman è un curioso avvocato che ha trovato una maniera davvero particolare per far si che tutte le mete visitate nel mondo rimangano per sempre segnati nella sua memoria. Bill ha capito di essere fatto per le avventure in giro per il mondo all’età di 51 anni quando ha preso il suo primo passaporto, da quel momento traccia bill pandatutti i suoi viaggi sul proprio corpo. Nel 2010 l’uomo è andato in pensione e ha deciso di trascorrere 9 mesi l’anno viaggiando, così ogni volta che conosce un luogo nuovo, il tatuatore completa la parte della mappa del pianeta terra dove è stato. Naturalmente il suo sogno è quello di riuscire a colorare tutto il mondo.

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La sua prima vacanza è stata fatta in Tanzania scalando la cima del monte Kilimangiaro, ma negli ultimi 8 anni, è stato in grado di visitare 60 diverse nazioni e il suo tatuaggio è al momento più del 50% colorato.

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Bill ha affermato: “Mi sono fatto questo tatuaggio per far vedere a tutte le persone la mia passione per i viaggi. E’ una maniera per ricordarmi di tutti i posti fantastici che ho visitato nel mondo. Ho venduto tutto e da allora viaggio continuamente, tornando a casa in Luisiana solo per vedere la mia famiglia. Amo così tante nazioni e tutte per ragioni diverse, il Nepal e la Nuova Zelanda ti tolgono il fiato, ma il luogo dono non riesco a smettere di tornare è il Guatemala, dove hanno una primavera che non finisce mai e le persone sono molto cordiali e accoglienti.”

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Un’idea alquanto originale e folle a mio parere, ma gli auguro di riuscire a visitare le ultime nazioni e finire il tatuaggio in pochi anni.

XXX

Julie

Murad Osmann: iI fotografo e la fidanzata in giro per il mondo

Murad Osmann è un fotografo russo che gira il mondo in compagnia della fidanzata Nataly Zakharova. Ad ogni tappa si fermmurad-osmann-baku-mrsanchelon-followmea e scatta la stessa identica foto: la ragazza con la schiena rivolta all’obbiettivo tiene saldamente la mano del fidanzato-fotografo e lo guida alla scoperta dei più bei luoghi del mondo. Insieme questa coppia degna di Peynet ha attraversato il mondo dall’Oriente all’Europa, realizzando questo progetto incredibile. Murad ha raccontato: “la prima foto l’ho scattata per caso a Barcellona. Nataly si stava annoiando perché scattavo immagini continuamente così mi ha preso per mano trascinandomi via. A quel punto ho scattato l’ennesima foto ed è nata l’idea”. 57001-Murad-Osmann-girlfriend-laPM Il progetto che questo giovane ha creato si chiama Follow Me, un portfolio di immagini pubblicato su Instagram che ha già conquistato moltissime persone, pensate che Osmann conta quasi  25,000 follower su Instagram. Quanti uomini sarebbero disposti a farsi guidare dalla vostra fidanzata, a farsi portare in giro per il mondo? Ve lo dico io, pochi! Lontani dalle partite di calcio, dalla mamma, dagli amici, eh no, sono pochi quelli che si farebbero trascinare dappertutto mano nella mano. Murad Osmann probabilmente uno dei pochi che lo fa e che gli piace al punto da farne anche un progetto fotografico. Qui potete vederli impegnatissimi a fare scatti uno dopo l’altro a Baku, in Azerbaigian…

Invece qui vi sono alcune foto di Natalia che trascina Murad in giro per il mondo … roma           10693674_1493782927539544_392343233_a b9424517-4de9-4e7a-bb9b-1b66e839aa67            follow-me-photo-project_600x450 c17da81f627c3d9bfb3063eb5345312a            burqa

Viaggiare è come innamorarsi: il mondo si fa nuovo… (Jan Myrdal)

Alla prossima storia! XXX Julie

Mihaela Noroc :La fotografa che ha girato 37 paesi diversi per dimostrare che «la bellezza è ovunque».

Una storia nella storia quella di Mihaela Noroc, una fotografa originaria della Romania, che un giorno ha deciso di “lasciare il suo noioso lavoro” per girare il mondo. Ha preso con sé lo zaino e una macchina fotografica. In testa un unico obiettivo: rintracciare la bellezza, immortalarla nella sua autenticità e nelle diverse forme in cui si presenta, custodirla per sempre in uno scatto.

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Per realizzare il suo intento Mihaela ha deciso che il soggetto più esplicativo del concetto di bellezza non poteva che essere la donna. E così dalla foresta amazzonica al Tibet, da New York ai più grandi templi buddisti del Myanmar, da Oxford ai sobborghi di Sydney, dalle favelas brasiliane alle moschee iraniane. Ovunque un volto così bello, sincero, immerso nella propria cultura e tradizione da dover essere conservato in uno scatto. Letteralmente questo progetto si chiama, The Atlas of Beauty,la bellezza femminile come specchio della società: ecco perché si tratta di ritratti di donne scattati nel reale ambiente di nascita delle stesse, senza troppi filtri o sovrastrutture, nella loro cultura di provenienza.

In questo video potete vedere oltre che alcune foto anche il messaggio che Mihaela vuole inviare alla gente attraverso questo progetto, in più se parteciperete al suo progetto potrete scegliere la destinazione dove vorreste che Mihaela vada.

Ovviamente dietro ogni foto ci sono e ci sono stati grandi sacrifici, ha dovuto lasciare il lavoro e con il piccolo budget che ha messo da parte cerca di visitare più posti per immortalare le protagoniste degli scatti che sono spesso senza trucco, immortalate in espressioni che catturano tutta l’autenticità del momento e della loro bellezza.

Qui vi sono alcuni scatti:

Foresta Amazzonica                                                                                          Australia

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Mar Baltico                                                

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       Cuba

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Cina                                                        Chile                                                             Indonesia

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Iran                                                                                   Brasile

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Alla prossima storia!

XXX

Julie

Daniele Fronza & Lewis Clarke: due Guinness World Record “men”

Ciao!

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Oggi vi parlerò di due ragazzi che sono entrati nel Guinness World Record grazie alle loro “pazze” avventure. Anche se hanno nazionalità diverse, la cosa che li accomuna è il viaggio. Non parliamo di viaggi di una, massimo due settimane in un villaggio turistico ma bensì di “viaggi estremi”  entrambi per ragioni diverse. Ovviamente i viaggi estremi non sono adatti a dei ragazzini di 16 e 18 anni ma, proprio per questo, sono riusciti ad entrare nel grande record mondiale, uno di questi con una malattia molto grave.

Iniziamo…

  • Lewis Clarke: il primo ragazzo di 16 anni al Polo Sud

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Il conquistatore più giovane della storia del Polo Sud è diventato il 16enne inglese di Bristol Lewis Clarke. Il giovane ha percorso in 49 giorni più di 1.000 chilometri a -50 °C con gli sci, trascinandosi dietro le attrezzature ed il cibo su una slitta. Durante la sua impresa era accompagnato da una guida esperta. Dopo essere giunto sabato presso la stazione statunitense “Amundsen-Scott”, il teenager si è detto molto felice per essere riuscito a completare il viaggio, iniziato il 2 dicembre. “Per me il più grande sollievo è rappresentato dal fatto che domani per la prima volta dopo 48 giorni non devo alzarmi la mattina presto e trascinare per 9 ore la slitta tra la neve, il ghiaccio ed i venti gelidi”.

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Ci ha messo tre anni per preparare la missione che ha compiuto nel gennaio del 2014. Il suo primo pasto al Polo Sud? Spaghetti alla bolognese. La solita domanda che gli fanno è “Come facevi ad andare in bagno?” e lui sarcasticamente risponde “Beh, ti sbrighi prima di congelarti”.

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Qui potete vedere una sua intervista insieme alla guida che l’ha accompagnato per tutti i 49 giorni. Dice che è stata una bellissima esperienza ma che senza l’aiuto della guida non ce l’avrebbe mai fatta – la guida inoltre afferma che solo in 300 persone sono riuscite a intraprendere questo viaggio estremo senza arrendersi – è sicuramente un’esperienza che cambia la vita – afferma il ragazzo.

  • Daniele e la scalata del Kilimangiaro

    danieleDaniele è un ragazzo nato a Trento a marzo del 1996 vive con il padre Alessandro, la mamma Luisella il fratello Federico di 11 anni. Oggi frequenta il 4° liceo di scienze umane con indirizzo economico-sociale. Daniele ha la fibrosi cistica, scoperta dai suoi genitori fin dalla nascita.  Conduce una vita quasi normale, fatta eccezione per le medicine e le terapie che deve seguire ogni giorno. È un ragazzo pieno di interessi e sempre impegnato in mille attività, molto estroverso. Ama la pallavolo, sport che per un po’ ha praticato anche a livello agonistico, va a sciare e l’estate ama andare al lago o al mare e ridendo dice: “Poi quando ho tempo studio”. Ma a scuola è comunque bravo.

DCascataaniele aveva un sogno che è riuscito a realizzare: scalare il Kilimangiaro. Facendo un po’ di ricerche su internet aveva scoperto che nessun malato di fibrosi aveva mai fatto una scalata. Ha deciso così di mettersi in gioco per tutti i malati e affrontare questa impresa per dimostrare che non è vero che le persone con questa malattia non possono fare nulla.

Daniele

«A propormi la spedizione è stato Franco Gionco, un alpinista amico di famiglia. Quando ho deciso che avrei partecipato non ho mai pensato che avrei fallito perché ci credevo veramente. Ho fatto dei test per verificare valori di ossigenazione e battito cardiaco a varie altitudini e sono fortunato perché ho una buona predisposizione. Certo, dopo i 5000 metri ho avvertito la fatica, ma è stata una giornata davvero particolare: alle 17 abbiamo cenato, alle 23 ci siamo svegliati e alle 24 siamo partiti per la vetta. Mi sentivo sfasato e pensavo che sarei stato più agitato, come un atleta che sta per gareggiare alle Olimpiadi, invece non ero preoccupato, sapevo di aver lavorato tanto ed ero sereno. Pensavo: dai che andiamo».

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Nei giorni precedenti, il gruppo coordinato da Gionco e composto da una quindicina di persone, tra cui Sandro, il padre di Daniele, il dottor Paolo Iseppi, primario del Pronto soccorso all’ospedale di Rovereto, con la moglie Laura e la figlia Chiara, aveva compiuto tappe di avvicinamento per consentire all’organismo di acclimatarsi: da 1970 a 2747 metri, poi fino al rifugio Mandara, a 3700 metri e fino al rifugio Kibo a 4780. Infine, il giorno seguente la tappa più importante con lo strappo degli ultimi 1000 metri: “Ci abbiamo messo 6 giorni per arrivare in cima, poi ci siamo fermati solo 20 minuti perché arrivavano altre cordate. Purtroppo la nebbia ci ha impedito di vedere qualcosa, in ogni caso il paesaggio è brullo, non può reggere il confronto con le nostre Dolomiti.”

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Ma qual è il ricordo più bello dell’Africa? «Mentre cammini, fai fatica, pensi a tutto e a niente, vai avanti passo dopo passo, “pole pole”, piano piano, come dicono gli africani. Una volta sceso, mi sono girato, e quando ho visto la cima e ho pensato a tutta la strada fatta, ho provato una grande soddisfazione. “Live the challenge”, vivi la sfida, è il motto che ci ha accompagnati in questo viaggio: non significa prendere ogni cosa come una sfida con il rischio di perderne il gusto e badare solo al risultato, per me vuol dire che quando hai un obiettivo lo devi vivere davvero, credere in quello che stai facendo dando il meglio, sapendo che ti puoi giocare le tue carte e fare qualcosa di utile per te e per gli altri».

Grazie a questa coraggiosissima avventura, il ragazzo è entrato nel Guinness dei Primati; qui potete vedere Daniele che scala il Kilimangiaro insieme ai suoi genitori.

Alla prossima storia!

XXX

Julie

Elizabeth Gilbert: Mangia, prega, ama – Una donna cerca la felicità

201001-omag-elizabeth-gilbert-949x534Oggi è la volta della scrittrice statunitense Elizabeth Gilbert a raccontare la sua  Travel Therapy. Il suo obiettivo era quello di scoprire sé stessa attraverso 3 città, una più diversa e più bella dall’altra. Ha creato un’autobiografia intitolandola  “Eat, Pray, Love: One Woman’s Search for Everything Across Italy, India and Indonesia” (2006) tradotta poi in italiano “Mangia, prega, ama – Una donna cerca la felicità” (2010). Protagonista del film, nel ruolo di Elizabeth Gilbert, è Julia Roberts, affiancata da Javier Bardem, James Franco, Billy Crudup e Richard Jenkins. Secondo un’ultima rilevazione, dal 17 settembre al 25 ottobre 2010, il film in Italia ha incassato 3.836.000 euro.

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Elizabeth Gilbert ha una vita apparentemente perfetta: un solido matrimonio, una bella casa e un buon lavoro. Ma tutto questo sembra non bastarle per essere felice, sente un desiderio interiore di allontanarsi da tutto. Dopo tre anni dal difficile divorzio dal marito Stephen e da una tormentata storia d’amore con David, Elizabeth decide di lasciare tutto, compresa la sua amica Delia, per intraprendere un viaggio intorno al mondo.

Tra le sue numerose tappe, raccontate minuziosamente in un diario, soggiorna:

per quattro mesi in Italia, dove visita Roma e Napoli e dove, assieme a Giovanni e a una ragazza svedese, si avvicina ai piaceri del palato della buona cucina italiana ingrassando di dodici chili e godendosi la vita nel “Dolce far niente”;
successivamente fa tappa in India, dove trascorre il suo tempo meditando presso un centro di preghiera e conversando con Richard, un uomo con un divorzio alle spalle causato dalla colpa da una vita sregolata, che le suggerisce di rimanere lì finché non si perdona la colpa del fallimento del proprio matrimonio;
infine a Bali, Indonesia, viene aiutata da uno sciamano sdentato a guarire la tristezza che ha nel cuore, imparando a sorridere e amare nuovamente, anche grazie a un fortunato incontro-scontro con Felipe col quale, non senza forti resistenze legate alla paura dei rischi di amare ancora, alla fine decide di vivere pienamente una storia d’amore già nata tra i due ma fino ad allora non dichiaratamente accettata.

  • ITALIA – ROMA NAPOLI

È il paese del “dolce far niente”, della “parlata con i gesti”, della pizza margherita e degli spaghetti, ecco, nel libro la scrittrice è riuscita a cogliere in pieno la nostra passione nei confronti della gente e del cibo. Le tavolate enormi e infinite bandite di cibo e un buon vino rosso che accompagnano le risate in famiglia o fra amici, le strade piene di “san pietrini” che impediscono alle donne slanciate di carriera di camminare correttamente con i loro tacchi 10, l’Italia si sa, è riconosciuta soprattutto per il buon cibo, per questo Liz ha scelto l’Italia come prima destinazione godendosi la vita nel Dolce far niente, ingrassando più di 10kg.

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Qui potete vedere una scena del film dove Julia Roberts interpretando Liz, assaggia per la prima volta i veri spaghetti italiani con pomodoro e basilico , una scena che riassume secondo me il vero amore verso il cibo che la scrittrice ha riscoperto in questa magnifica città, Roma.

  • INDIA – DELHI PATAUDI

Tappa successiva del viaggio di Liz è l’India. Le scene sono state girate tra Delhi e Pataudi; nel film la protagonista trascorre il suo tempo con Richard, un anziano che l’aiuta a intraprendere il cammino della spiritualità con la preghiera e il perdono verso sé stessa nell’Ashram Hari Mandir dove Liz va a pregare e dove – soprattutto dopo l’uscita del libro nel 2006 – numerosi europei e americani vanno alla ricerca della loro anima perduta.

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Potete vedere un’altra scena del film dove Liz ha un po’ di difficoltà a concentrarsi nella meditazione…

  • INDONESIA – BALI

L’ultima tappa del viaggio di Liz si svolge nell’isola di Bali, in Indonesia; uno sciamano l’aiuta a guarire dalla tristezza che ha nel cuore, e a imparare a sorridere e amare nuovamente, grazie anche al fortunato incontro/scontro con l’affascinante brasiliano Felipe. Tra le scene girate a Ubud e Padang-Padang Beach , interessante è l’escursione sul Monte Batur; situato al centro dell’isola, è un vulcano attivo di cui si dice che l’ultima eruzione violenta sia avvenuta circa 30.000 anni fa: è di un’incredibile bellezza selvaggia.

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Potete vedere la scena in cui Liz ringrazia lo sciamano per averla guarita dalla tristezza che aveva nel cuore.

Alla fine sono arrivata a credere in una ricerca che io chiamo La Fisica dell’Anima, una forza della natura governata da leggi reali quanto la legge di gravità. La regola di questo principio funziona più o meno così: se sei abbastanza coraggiosa da lasciarti indietro tutto ciò che ti è familiare e confortevole e che può essere qualunque cosa, dalla tua casa a vecchi rancori, e partire per un viaggio alla ricerca della verità, sia esterna che interna, se sei veramente intenzionata a considerare tutto quello che ti capita durante questo viaggio come un indizio, se accetti tutti quelli che incontri strada facendo come insegnanti, e se sei preparata soprattutto ad affrontare e perdonare alcune realtà di te stessa veramente scomode, allora la verità non ti sarà preclusa.
Elizabeth Gilbert

Spero vi sia piaciuta la storia di Liz, vi consiglio di leggere il libro e vedere il film, magari potreste prendere spunto dal suo viaggio di guarigione.

Alla prossima storia!

XXX

Julie

Perché continuare a viaggiare?

Ciao a tutti!

Succede talvolta di tornare da un viaggio trasformati, come se la distanza da ritmi e luoghi conosciuti avesse permesso una liberazione da vecchi blocchi, vediamo quindi gli aspetti positivi del viaggio.

  • Viaggiare riduce lo stress: Quando si viaggia, ci si allontana dalla routine quotidiana noiosa e si ha la possibilità di sperimentare cose nuove, tali da stimolare il cervello in maniera positiva.

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Anche quando si viaggia per lavoro, il solo fatto di trovarsi in una realtà completamente nuova aiuta a ridurre sensibilmente lo stress. Naturalmente possono subentrare dei momenti di stress, legati agli spostamenti e piccoli inconvenienti che possono capitare nell’ambito di una vacanza, ma lo stress da viaggio è uno stress positivo, non legato alle ansie della vita quotidiana.

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  • Viaggiare porta a conoscere nuove culture :Quando ci si allontana dalla propria città e soprattutto dal proprio paese, si incontrano persone le cui vite sono caratterizzate da aspetti e priorità totalmente diversi dai propri, a volte addirittura opposti. Ecco perché si è soliti dire che viaggiare apre la mente: immergersi per qualche giorno in uno stile di vita differente dal proprio contribuisce ad acquisire una visione più ampia del mondo, ridimensionando certi valori e certe esigenze che fino a poco tempo fa si credevano universali. Viaggiare aiuta ad accorgersi della limitatezza dei nostri confini mentali. Allontanarsi dai binari noti, per ritrovarsi dentro. L’importante è aprire la mente e il cuore alle possibilità dell’essere. L’apertura mentale che un viaggio comporta riguarda anche e soprattutto il cibo. Quante volte capita di essere riluttanti ad assaggiare cibi etnici ed esotici, salvo poi apprezzarli in tutto e per tutto nel momento in cui li si assaggia nel paese di provenienza?

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  • Viaggiare porta a conoscere nuove persone: Sia che si viaggi da soli, sia che lo si faccia con altre persone, un viaggio è un ottimo modo per conoscere gente nuova e in qualche caso fare amicizie da coltivare anche dopo il viaggio. Questo accade spesso nei tour organizzati, dove ci si ritrova a condividere un percorso con altre persone che prima non si conosceva, e nel corso del quale si vive fianco a fianco giorno e notte, mangiando negli stessi ristoranti, vedendo gli stessi luoghi e dormendo negli stessi alberghi. Condividere un’esperienza preziosa come un viaggio è spesso un’ottima base su cui sviluppare un’amicizia che prosegua anche dopo il viaggio.Nuove persone, nuovi posti e nuove culture lasciano sempre un segno positivo nella propria vita.

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  • Viaggiare consolida i rapporti: In famiglia o con il partner, un viaggio può essere un ottimo modo per consolidare i rapporti e arricchire il proprio percorso di vita condividendo insieme tale esperienza.La routine di tutti i giorni porta ad essere spesso distanti, e il poco tempo che rimane a disposizione è spesso inquinato dallo stress accumulato durante il giorno.Ecco perché un viaggio può diventare un ottimo modo per riavvicinarsi alla persona amata o magari passare più tempo con i propri figli.

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  • Viaggiare mantiene la mente e il corpo attivi: Nulla risveglia mente e corpo come un viaggio. Anche i più pigri finiscono quasi sempre con il cimentarsi in qualche sport che a casa non si sognerebbero mai di praticare: tiro con l’arco, rafting, sci d’acqua ecc. Questo perché la vacanza ci proietta in una realtà diversa dalla solita, dove si è più propensi a lasciarsi andare e a sperimentare nuove attività, un vero e proprio tocca sana per coloro che, nella vita di tutti i giorni, si alternano tra la scrivania dell’ufficio e il divano di casa.

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  • Viaggiare permette di imparare cose nuove: Uno degli aspetti più importanti legati al viaggio è rappresentato dalla possibilità di imparare cose nuove, a cominciare dalla lingua. A chi non è capitato di imparare almeno qualche parola di base come “ciao” o “grazie”? A tutto questo vanno aggiunti i tanti aspetti a livello geografico, storico e culturale che si possono apprendere quando si visita un paese straniero e quando magari si ha la fortuna di essere accompagnati da guide preparate in grado di aprirci gli occhi su un mondo nuovo.

16161065217_02dae187ee_b E’ molto utile immaginare ogni viaggio come un pellegrinaggio, crearsene un’aspettativa aperta, poco definita nei dettagli: sarà un’esperienza importante comunque andrà. Soprattutto se riusciamo a portare un’attenzione consapevole su tutti i suoi aspetti, facendo sì che il viaggio diventi, sin dalla sua preparazione, quasi un rituale simbolico: cosa ci portiamo in valigia e nel cuore, cosa lasciamo, cosa ci spaventa di più, qual è il desiderio guida. Osserviamo via via gli inevitabili contrattempi, le coincidenze felici, gli incontri casuali: perché si verificano, come reagiamo. C’è un messaggio in tutto quello che ci accade, e nel tempo diverso che si respira nei viaggi forse si può cercare di ascoltarlo.

Desidero partire: non verso le Indie impossibili o verso le grandi isole a Sud di tutto, ma verso un luogo qualsiasi, villaggio o eremo, che possegga la virtù di non essere questo luogo. Non voglio più vedere questi volti, queste abitudini e questi giorni. (Fernando Pessoa)

Buon viaggio! XXX Julie